Centro Trasfusionale di Abbiategrasso

 

dott. Paolo Roberto Rivera 

responsabile S.S. “Gestione Donatori” di Abbiategrasso

 

L’equipe del Centro Trasfusionale di Abbiategrasso

 

Il Servizio Trasfusionale dell’Ospedale di Abbiategrasso nacque all’inizio degli anni ‘70, su progetto di Girolamo Sirchia che ne fu il primo responsabile, al quale seguì  Francesco Mercuriali suo stretto collaboratore: veri e propri  pionieri  della allora nascente medicina trasfusionale italiana.

Nel corso dei 30 anni successivi il Servizio cambiò radicalmente fisionomia,  passando da entità autonoma a Sezione Trasfusionale aggregata al Laboratorio Analisi.

Il 28 aprile ’99 il Servizio Trasfusionale venne  separato  dal Laboratorio Analisi e posto in diretta dipendenza dal Centro Trasfusionale di Magenta, quale sua Articolazione Decentrata.

L'organico è composto da due Dirigenti Medici, due Tecnici di Laboratorio e due Infermiere Professionali.

Significativo l’andamento dei dati dell’attività di raccolta negli ultimi 11 anni:

 

 

1998

2008

Donatori attivi

651

1956

Sangue intero raccolto

1392

3858

Plasmaferesi produttiva

358

2284

 

 

 

 

 

 

L’attività di raccolta è esplosa: sono più che triplicati i donatori attivi, le donazioni di sangue sono aumentate del 265% pur restando eguale a zero il numero delle unità scadute.

Infine l’attività di raccolta aferetica è divenuta il tratto distintivo di Abbiategrasso, con un incremento del 600% e livelli assoluti simili a quelli di Legnano.

 

L’origine di tale cambiamento va posto nella scelta fatta dai vertici aziendali nel 1999 con la delibera 533/99 “Riorganizzazione delle strutture trasfusionali dell’A.O.”: venne dato incarico al dott. Aldo Gobbi responsabile del C.T. di Magenta di riorganizzare la nostra attività e in tale circostanza egli ebbe la lungimiranza di pensare per Abbiategrasso ad una diversificazione, conferendo ad essa lo specifico incarico di incrementare la raccolta aferetica.  La realtà di oggi è veramente quella di un’ unica U.O. di Immunoematologia e Centro Trasfusionale, in due distinti stabilimenti.

Un’ulteriore caratteristica del C.T. di Abbiategrasso sta nel progetto approvato dalla Direzione aziendale e che consiste nell’apertura all’attività di raccolta per 20 sabati/anno, con decorrenza 01.01.2007 e durata biennale.

Il giudizio al termine del 1° anno di applicazione di questo progetto è positivo: le AVIS del territorio hanno trovato risposta ad una richiesta che da anni ponevano e che consente loro di organizzare  al meglio la generosità dei propri associati.

In media gli accessi per sabato sono stati circa 20, cioè un numero adeguato in termini di rapporto costo/benefici.

Ma restava una criticità: gli spazi pensati 30 anni prima da Sirchia erano ormai inadeguati. 

Oggi è stato risolto anche questo ultimo problema: infatti nell’ambito del “Progetto obiettivo per il governo del rischio - Stabilimento Ospedaliero di Abbiategrasso” l’amministrazione della A.O.  ha individuato una nuova e più confacente allocazione del Servizio Trasfusionale.

Nel Novembre 2007 abbiamo traslocato dalla vecchia sistemazione in 5   locali al piano terra  per un spazio complessivo di meno di 100 mq, alla attuale collocazione: al 1° piano in 6 ampi locali per una superficie di circa 160 mq.

La nuova sede consente di ottemperare alle specifiche di legge previste per l’accreditamento: in particolare individua un locale di attesa adeguato, un vasto ambiente per la raccolta di sangue e plasma in aferesi con una dotazione di 5 nuove poltrone, un locale da destinare a procedure di aferesi speciali, uno spazio dedicato al ristoro dello stesso, un magazzino e servizi igienici distinti per operatori e utenti.

Infine il locale delle frigoemoteche è stato posto nelle immediate vicinanze dell’unità di raccolta, diviso in due spazi ben isolati  dal punto di vista termico e acustico.  

 

Questi cambiamenti, crediamo noi dipendenti dell’ospedale hanno migliorato di molto l’intero percorso del donatore all’interno di queste strutture, ma l’obiettivo principale non era tanto quello di aumentare la raccolta, quanto di poter operare in condizioni di maggior comfort e sicurezza, sia per i donatori che per gli operatori: infatti negli ultimi anni gli accessi giornalieri sono stati pari a circa 20 - 25 con punte di 30 - 35 donatori al lunedì e al venerdì in spazi che erano insufficienti.

Tuttavia le migliorate condizioni strutturali hanno fatto sì che nei primi due mesi del 2008 la raccolta sia cresciuta del 11% !

I ringraziamenti per aver realizzato quello che a noi sembrava solo un’ utopia vanno alla Direzione aziendale, in particolare al ex Direttore Sanitario dott. Mario Petrini, allo staff dell’Ufficio Tecnico dello stabilimento di Abbiategrasso e al suo responsabile geom. Sergio Uboldi.

Non possiamo dimenticare nei ringraziamenti la sezione A.V.I.S. comunale “Guido Racchi” di Abbiategrasso, grazie alla quale sono arrivate cinque nuove, bellissime e funzionali poltrone per le donazioni e che si è impegnata a contribuire agli arredi per i nuovi locali.

 

Quali le prospettive nel futuro?

Crediamo che la strada intrapresa 10 anni fa’ vada proseguita: è sempre più necessaria l’integrazione dei Servizi Trasfusionali all’interno dell’Azienda, accompagnata dalla  diversificazione delle prestazioni offerte.

In questo senso vale la pena di ricordare le conclusioni del dott. Davide Rossi, responsabile del D.M.T.E. di Varese e del Centro Regionale di Compensazione e Controllo, all’8° Giornata di studio  della SIMTI Lombardia del 29-30/06/07, nella sua relazione sulla autosufficienza di plasmaderivati in Lombardia:

Vengono forniti i dati di produzione e di consumo dei plasmaderivati in Lombardia. Sinteticamente:

-         la produzione regionale di albumina copre solo il 65% del fabbisogno

-         la produzione regionale di immunoglobuline copre 80% delle necessità

-         la produzione di plasma iperimmune IgG anti HBV soddisfa il 61% delle esigenze

-         la produzione di ATIII copre il 73% del fabbisogno

-         la produzione di Fattore VIII è di 10.000.000 U a fronte di un consumo di 45.000.000 U.

Esiste consenso unanime in merito all’obiettivo di aumentare la produzione di plasma del 20% in modo da ridurre la dipendenza dal commercio ottimizzando l’efficienza produttiva delle strutture trasfusionali esistenti sul territorio mediante l’implementazione della PLF.”

 

Sappiamo che conseguire l’obiettivo indicato non sarà semplice, ma confidiamo di riuscirci grazie  ad una storia ormai pluriennale di collaborazione tra Azienda, professionalità dell’equipe trasfusionale e Associazioni dei volontari.